Data di Pubblicazione:
2021
Abstract:
Il volume Teorie dell’architettura. Affresco italiano (a cura di Sara Marini), nel quale è pubblicato il mio contributo, rappresenta la prima pubblicazione esito del lavoro svolto dall'Unità di ricerca Tedea. Teorie dell’architettura. Immagini del reale e latenze figurate, (coordinatrice Sara Marini), Dipartimento di Culture del progetto Università Iuav di Venezia.
Comitato scientifico della pubblicazione: Martino Doimo, Marco Ferrari, Paolo Foraboschi, Esther Giani, Luigi Latini, Sara Marini, Mauro Marzo, Valerio Paolo Mosco, Marko Pogacnik, Gundula Rakowitz, Micol Roversi Monaco, Alberto Bertagna, Davide Tommaso Ferrando, Michelangelo Pivetta, Luka Skansi. Il volume è stato realizzato con fondi del Dipartimento di Culture del progetto, Università Iuav di Venezia.
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Abstract dell'intervento di Martino Doimo, Spazio:
Nel progetto del 1924 di una villa in mattoni per Potsdam, Mies van der Rohe sperimenta una nuova forma di spazialità continua, definita da delimitazioni che si presentano come pure superfici, qui corrispondendo però nel contempo a veri e propri muri (differentemente dalle astratte ma nel contempo ambiguamente portanti pareti delle "contro-costruzioni" De Stijl), in stretto riferimento ai principi della "architettura del rivestimento" di Hendrik Petrus Berlage.
Se il progetto di Mies del 1924 è stato spesso specificamente avvicinato al dipinto di Theo van Doesburg “Danza russa” del 1918, meno spesso è stato d'altro canto ricondotto alle ancor più immediate ascendenze schinkeliane, nella composizione estremamente dinamica, costituita da L disposte in complesse simmetrie bilanciate, che si estendono nel paesaggio a circoscrivere spazi a corte aperta definiti da setti murari liberi.
Tuttavia la villa in mattoni di Mies del 1924 è prima di tutto un approfondito ragionamento sull'architettura e riflessione teorica di Berlage, il maestro elettivo cui Mies inizia a fare riferimento già prima di lasciare lo studio di Behrens nel 1912.
Notoriamente la concezione spaziale e tettonica di Berlage – pur parlando per tutta la vita di Gottfried Semper e di "architettura del rivestimento" – si differenziava rispetto alla teoria semperiana in quanto, pur aderendo al principio di definizione dello spazio tramite pure "superfici" essenzialmente bidimensionali, tali superfici dovevano nel contempo rimanere "muri", mostrando esplicitamente l'apparecchiatura costruttiva muraria.
Berlage rileggeva infatti le implicazioni spaziali delle pareti di rivestimento della teoria semperiana sostanzialmente in riferimento alla critica a Der Stil da parte di August Schmarsow che aveva criticato la teoria della Bekleidung di Semper in quanto, a suo parere, risultava insufficientemente interessata alla profondità dello spazio, ponendo un’enfasi eccessiva sulla gli attributi decorativi delle superfici fittamente ornate con motivi tessili dell’arte del rivestimento, sottovalutando la capacità astratta dell’architettura di “creare lo spazio”.
Alla fine degli anni Venti, Mies giunge a precisare l'aspirazione a una nuova libera concezione spaziale, che era emersa in particolare nel progetto della villa in mattoni del 1924, alla luce del modello dell’edificio “pelle e ossa”, che egli stesso aveva enunciato nei testi correlati ai progetti per i grattacieli per Berlino dei primi anni Venti, tuttavia prevalentemente in relazione al rapporto tra involucro smaterializzato di "rivestimento" spaziale e intelaiatura strutturale di sostegno, più che dal punto di vista della conformazione dello spazio interno.
Per la prima volta, nel padiglione di Barcellona (1928-29) e nel piano di soggiorno della casa Tugendhat a Brno (1928-30), Mies può realizzare, in edifici interamente di nuova costruzione, una compiuta nu
Comitato scientifico della pubblicazione: Martino Doimo, Marco Ferrari, Paolo Foraboschi, Esther Giani, Luigi Latini, Sara Marini, Mauro Marzo, Valerio Paolo Mosco, Marko Pogacnik, Gundula Rakowitz, Micol Roversi Monaco, Alberto Bertagna, Davide Tommaso Ferrando, Michelangelo Pivetta, Luka Skansi. Il volume è stato realizzato con fondi del Dipartimento di Culture del progetto, Università Iuav di Venezia.
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Abstract dell'intervento di Martino Doimo, Spazio:
Nel progetto del 1924 di una villa in mattoni per Potsdam, Mies van der Rohe sperimenta una nuova forma di spazialità continua, definita da delimitazioni che si presentano come pure superfici, qui corrispondendo però nel contempo a veri e propri muri (differentemente dalle astratte ma nel contempo ambiguamente portanti pareti delle "contro-costruzioni" De Stijl), in stretto riferimento ai principi della "architettura del rivestimento" di Hendrik Petrus Berlage.
Se il progetto di Mies del 1924 è stato spesso specificamente avvicinato al dipinto di Theo van Doesburg “Danza russa” del 1918, meno spesso è stato d'altro canto ricondotto alle ancor più immediate ascendenze schinkeliane, nella composizione estremamente dinamica, costituita da L disposte in complesse simmetrie bilanciate, che si estendono nel paesaggio a circoscrivere spazi a corte aperta definiti da setti murari liberi.
Tuttavia la villa in mattoni di Mies del 1924 è prima di tutto un approfondito ragionamento sull'architettura e riflessione teorica di Berlage, il maestro elettivo cui Mies inizia a fare riferimento già prima di lasciare lo studio di Behrens nel 1912.
Notoriamente la concezione spaziale e tettonica di Berlage – pur parlando per tutta la vita di Gottfried Semper e di "architettura del rivestimento" – si differenziava rispetto alla teoria semperiana in quanto, pur aderendo al principio di definizione dello spazio tramite pure "superfici" essenzialmente bidimensionali, tali superfici dovevano nel contempo rimanere "muri", mostrando esplicitamente l'apparecchiatura costruttiva muraria.
Berlage rileggeva infatti le implicazioni spaziali delle pareti di rivestimento della teoria semperiana sostanzialmente in riferimento alla critica a Der Stil da parte di August Schmarsow che aveva criticato la teoria della Bekleidung di Semper in quanto, a suo parere, risultava insufficientemente interessata alla profondità dello spazio, ponendo un’enfasi eccessiva sulla gli attributi decorativi delle superfici fittamente ornate con motivi tessili dell’arte del rivestimento, sottovalutando la capacità astratta dell’architettura di “creare lo spazio”.
Alla fine degli anni Venti, Mies giunge a precisare l'aspirazione a una nuova libera concezione spaziale, che era emersa in particolare nel progetto della villa in mattoni del 1924, alla luce del modello dell’edificio “pelle e ossa”, che egli stesso aveva enunciato nei testi correlati ai progetti per i grattacieli per Berlino dei primi anni Venti, tuttavia prevalentemente in relazione al rapporto tra involucro smaterializzato di "rivestimento" spaziale e intelaiatura strutturale di sostegno, più che dal punto di vista della conformazione dello spazio interno.
Per la prima volta, nel padiglione di Barcellona (1928-29) e nel piano di soggiorno della casa Tugendhat a Brno (1928-30), Mies può realizzare, in edifici interamente di nuova costruzione, una compiuta nu
Tipologia CRIS:
2.1 Contributo in Volume(Capitolo,Saggio)
Keywords:
spazio ; tettonica ; Baukunst ; Mies vand der Rohe ; Schinkel ; Semper ; Schmarsow ; Wright ; Berlage ; Loos ; De Stijl ; Reich ; Kahn ; Zevi ; Sedlmayr
Elenco autori:
Doimo, Martino
Link alla scheda completa:
Titolo del libro:
Teorie dell’architettura : Affresco italiano