Data di Pubblicazione:
2021
Abstract:
Tra le principali linee di sviluppo del VR cinema si trova senza alcun dubbio il documentario a tema sociale, umanitario e politico, come occasione per sperimentare forme di trasferimento dello spettatore in spazi e tempi diversi da quelli in cui è fisicamente collocato: all’intero di un campo profughi oppure in una prigione, in un villaggio colpito da calamità o magari nella città di Hiroshima il 6 agosto 1945. Ma in che misura la tecnologia immersiva può facilitare l’assunzione di uno sguardo testimoniale? A quali condizioni il gesto di indossare un visore per la realtà virtuale – comodamente a casa propria o nei saloni di un meeting – può assumere un valore sociale, etico e politico? Facendo riferimento ad alcuni esempi, questo articolo si propone di identificare e descrivere la tendenza “utopica” del VR cinema. Riprendendo la duplice etimologia del termine, si riflette sugli ambienti immersivi realizzati con tale tecnologia in quanto eu-tópoi (il luogo del miglioramento e del bene, nel quale lo spettatore può avere l’impressione di adempiere facilmente la propria vocazione testimoniale o assistenziale) ed ou-tópoi (assenza di luogo, spazi che non corrispondono pienamente con il “qui e ora” nel quale è empiricamente situato il soggetto e neppure con il “qui e ora” degli eventi mostrati nei video).
Tipologia CRIS:
1.1 Articolo su Rivista
Keywords:
VR cinema, Testimonianza, Comunicazione umanitaria, Eterotopia, Utopia
Elenco autori:
Zucconi, Francesco
Link alla scheda completa:
Link al Full Text:
Pubblicato in: