Data di Pubblicazione:
2010
Abstract:
1. Profilo dell’attrice
Marisa Fabbri nasce a Firenze il 15 agosto 1927 e fin da bambina dimostra una spiccata propensione per il teatro. Dopo il diploma di recitazione conseguito presso la Scuola di Arte Drammatica di via Laura a Firenze, nel capoluogo toscano la sua formazione scenica viene maturandosi a stretto contatto con il mondo delle filodrammatiche e, soprattutto, del teatro universitario: è infatti tra le più attive animatrici del Teatro delle Arti, diretto da Athos Ori, gruppo legato all’Ateneo fiorentino. In realtà la Fabbri, per sua natura portata a concepire la vita come un lungo viaggio di conoscenza, continuerà un suo autonomo percorso di formazione per tutto l’arco della sua lunga carriera. Fin dalla giovinezza il punto di riferimento teatrale dell’attrice è Bertolt Brecht, conosciuto attraverso i testi che nel dopoguerra cominciano a circolare in Italia: al di là della lezione tecnica, da Brecht la Fabbri mutua la convinzione, per lei fondamentale, che nella vita di un attore l’esercizio dell’arte non possa andare scisso dal profondo impegno civile e politico. Dopo un primo isolato appuntamento con De Bosio a Padova (Sei personaggi in cerca d’autore, 1952), l’occasione per uscire da Firenze arriva dal Teatro S. Erasmo di Milano: Carlo Lari la vuole tra gli interpreti di Gallina vecchia di Augusto Novelli con Lola Braccini (1954). Trascorse alcune stagioni al S. Erasmo, Marisa passa al nuovo Teatro del Convegno di Enzo Ferrieri, dove rimane fino alla fine degli anni Cinquanta. All’inizio del decennio successivo la Fabbri viene scritturata dal Teatro Stabile della Città di Trieste: lì l’attrice ha l’occasione di interpretare testi di Brecht (Un uomo è un uomo, 1963), lavora con Fulvio Tolusso e soprattutto incontra Aldo Trionfo (La storia di Vasco, 1963; Dialoghi con Leucò, 1964; Vinzenz e l’amica degli uomini importanti, 1964). Nel 1966 la svolta: in agosto Marisa debutta nei Lunatici, con la coppia Fantoni-Fortunato, per la regia di Luca Ronconi e a novembre, coronando il sogno della sua vita, è chiamata da Strehler, da lei considerato da sempre il Maestro, per la sua nuova edizione de I giganti della montagna. Il rapporto con Strehler si consumerà nel volgere di poche stagioni: la Fabbri segue il regista nell’avventura del Gruppo Teatro e Azione – Cantata di un mostro Lusitano, 1969; Nel fondo, 1970; Referendum per l’assoluzione o la condanna di un criminale di guerra (Walter Reder), 1971 –, ma dopo l’ultimo spettacolo della formazione interrompe i contatti con lui. Ben altro respiro ha invece l’incontro con Ronconi: al primo appuntamento dei Lunatici fanno infatti seguito una lunga serie di interpretazioni memorabili; tra tutte: la regina Elisabetta in Riccardo III (1968), Clitemnestra ne l’Orestea (1972), la straordinaria restituzione delle Baccanti a Prato, in cui l’attrice recita tutti i ‘personaggi’ (1978), Ludwig Adrian Brodersen in Ignorabimus (1986), la signora Lidoine ne I dialoghi delle Carmelitane (1988), Olga in Tre sorelle (1989), la signora Wahnschaffe ne Gli ultimi giorni dell’umanità (1990), il magistrale cammeo di Seth ne Il lutto si addice ad Elettra (1997). Oltre ad una pioggia di riconoscimenti, questa lunga serie di spettacoli, in tandem col grande regista, ormai divenuto suo interlocutore ideale, valgono alla Fabbri la qualifica, denigratoria per taluni, laudativa per lei, di attrice ‘ronconiana’ per eccellenza. Coniugando sapientemente strutturalismo, brechtismo, lezione strehleriana, passione per le letture e accesa militanza politica, lavorando con Ronconi la Fabbri arriva a mettere definitivamente a punto il suo paradigma metodologico dell’attore come «scrittura vivente», marchio indelebile del suo stile inconfondibile
Tipologia CRIS:
4.1 Monografia,Trattato scientifico
Keywords:
Marisa Fabbri; Luca Ronconi; Giorgio Strehler; Teatro di regia; Caratterista; Grande attore
Elenco autori:
Longhi, Claudio
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