Processi di inclusione sociale in progetti di slum upgrading in aree informali soggette a vulnerabilità ambientale. Due casi a confronto in Mozambico: le conseguenze su tessuto sociale e percezione del senso di cittadinanza
Conference Paper
Publication Date:
2013
abstract:
Il presente paper vuole essere uno spunto di discussione/ragionamento nell'ambito del dibattito internazionale riguardo la partecipazione come strumento di trasformazione sociale (Leal 2010) e modificazione del senso di cittadinanza e di diritto alla città nei Paesi in Via di Sviluppo. All'interno di un contesto così vasto, si vuole in realtà leggere tutto il ragionamento sotto la lente di due casi studio particolarmente singolari, all'interno cioè di due programmi (di differente tipologia e finanziamento ma con le caratteristiche basiche per stimolare un raffronto) riguardanti aree ad altissima vulnerabilità ambientale sulle coste Mozambicane. A tal fine, dopo le necessarie introduzioni alla comprensione dell'area in oggetto, si presenteranno due casi di processi di
slum upgrading
in aree soggette a continue inondazioni e conseguenti disagi abitativi, socioeconomici ed igienico-sanitari. La scelta di analizzare concetti come trasformazione sociale dettata dalla partecipazione o di senso di diritto alla cittadinanza all'interno di due casi
“limite” non è casuale.
Credo infatti che dibattito limitato alle pratiche della partecipazione nei PVS, con una storia di più di 40 anni (a partire dal fallimento dei piani di aggiustamento strutturali) abbia subito inizialmente una acceleratissima ascesa (Leal 2010) ed in seguito, recentemente (nell'ultimo quinquennio forse) un graduale calo di tensione/attenzione, come se in qualche modo il dibattito internazionale o le soluzioni proposte avessero
raggiunto un livello di saturazione quasi “naturale”.
Il paper non si propone di analizzare le ragioni internazionali, macroeconomiche o accademiche di tale tendenza (iperbole?) e nemmeno vuole essere una critica a questa evoluzione. Anzi, il paper e le conclusioni alle quali si cerca di arrivare non vogliono prendere
parte a questo tipo di dibattito andandosi a sommare ai numerosi articoli riguardo le pratiche più “efficienti” o i
casi studio più rilevanti per il funzionamento delle attività partecipative nelle periferie degradate dei PVS, ma vuole analizzare tali processi e pratiche partendo da un assioma fondamentale (in accordo con la critica di Leal) secondo il quale proprio tutta questa evoluzione del dibattito sulla partecipazione, soprattutto nei contesti del Sud del Mondo, il più delle volte significa depoliticizzazione dei processi stessi (vedi cap. 6) e che questo ha gravi ripercussioni nel contesto della pianificazione urbana nei Paesi in Via di Sviluppo. Senza negare gli enormi risultati raggiunti in contesti particolarmente difficoltosi a livello istituzionale nei processi di rigenerazione urbana nei PVS e senza voler nemmeno ricadere in una mera critica politica al
termine “partecipazione” come nuovo strumento di controllo nell'era neo
-liberale degli aiuti allo sviluppo, il paper rimane ad un livello pratico, volendo però sottolineare e dare una chiamata di attenzione riguardo al fatto che il dibattito così come ha preso piede ultimamente non è di aiuto in quei contesti limite nei quali (come nei due casi esposti) la partecipazione non solo è necessaria ma una tra le uniche soluzioni funzionali contro vulnerabilità e marginalità politiche, sociosanitarie, ambientali. In certe realtà infatti non ci sono alternative valide alla partecipazione per certe azioni di emergenza costante, e purtroppo tutto l
'insieme di teorie, “mode”, pratiche proposte (
top-bottom
) dai molti apparati internazionali spesso depoliticizzano azioni che invece dovrebbero essere fortemente radicate nel territorio. Quando invece accade chei tasselli si incastrino, che molte fasi del processo partecipativo si armonizzino con la società ed il territorio, comincia la danza della domanda di cittadinanza e si assiste ad una tra
slum upgrading
in aree soggette a continue inondazioni e conseguenti disagi abitativi, socioeconomici ed igienico-sanitari. La scelta di analizzare concetti come trasformazione sociale dettata dalla partecipazione o di senso di diritto alla cittadinanza all'interno di due casi
“limite” non è casuale.
Credo infatti che dibattito limitato alle pratiche della partecipazione nei PVS, con una storia di più di 40 anni (a partire dal fallimento dei piani di aggiustamento strutturali) abbia subito inizialmente una acceleratissima ascesa (Leal 2010) ed in seguito, recentemente (nell'ultimo quinquennio forse) un graduale calo di tensione/attenzione, come se in qualche modo il dibattito internazionale o le soluzioni proposte avessero
raggiunto un livello di saturazione quasi “naturale”.
Il paper non si propone di analizzare le ragioni internazionali, macroeconomiche o accademiche di tale tendenza (iperbole?) e nemmeno vuole essere una critica a questa evoluzione. Anzi, il paper e le conclusioni alle quali si cerca di arrivare non vogliono prendere
parte a questo tipo di dibattito andandosi a sommare ai numerosi articoli riguardo le pratiche più “efficienti” o i
casi studio più rilevanti per il funzionamento delle attività partecipative nelle periferie degradate dei PVS, ma vuole analizzare tali processi e pratiche partendo da un assioma fondamentale (in accordo con la critica di Leal) secondo il quale proprio tutta questa evoluzione del dibattito sulla partecipazione, soprattutto nei contesti del Sud del Mondo, il più delle volte significa depoliticizzazione dei processi stessi (vedi cap. 6) e che questo ha gravi ripercussioni nel contesto della pianificazione urbana nei Paesi in Via di Sviluppo. Senza negare gli enormi risultati raggiunti in contesti particolarmente difficoltosi a livello istituzionale nei processi di rigenerazione urbana nei PVS e senza voler nemmeno ricadere in una mera critica politica al
termine “partecipazione” come nuovo strumento di controllo nell'era neo
-liberale degli aiuti allo sviluppo, il paper rimane ad un livello pratico, volendo però sottolineare e dare una chiamata di attenzione riguardo al fatto che il dibattito così come ha preso piede ultimamente non è di aiuto in quei contesti limite nei quali (come nei due casi esposti) la partecipazione non solo è necessaria ma una tra le uniche soluzioni funzionali contro vulnerabilità e marginalità politiche, sociosanitarie, ambientali. In certe realtà infatti non ci sono alternative valide alla partecipazione per certe azioni di emergenza costante, e purtroppo tutto l
'insieme di teorie, “mode”, pratiche proposte (
top-bottom
) dai molti apparati internazionali spesso depoliticizzano azioni che invece dovrebbero essere fortemente radicate nel territorio. Quando invece accade chei tasselli si incastrino, che molte fasi del processo partecipativo si armonizzino con la società ed il territorio, comincia la danza della domanda di cittadinanza e si assiste ad una tra
Iris type:
3.1 Contributo in atti di convegno
List of contributors:
Mazzolini, Anna
Book title:
Atti Convegno ESPANET - Italia 2013