Data di Pubblicazione:
2014
Abstract:
Il tema dell’immagine nella cultura occidentale si palesa
come centrale sin da epoche remote: il cardine prospettico
e l’esigenza del realismo visivo hanno permeato di sé secoli
di produzione iconografi ca, stabilendo un canone cui l’artista
e, più in generale, colui che rappresenta si è sentito
vicariamente vincolato. Ma l’immagine così costruita
riesce ad assumere, nel complesso arco della storia
della rappresentazione, un particolare signifi cato obliquo
allorquando si pone in una condizione liminare,
in cui non sempre appare chiaramente il suo signifi cato:
scatenando meccanismi associativi, suscitando rimandi
all’altro da sé, essa riesce a condurci in prossimità
di una soglia oltre la quale compare epifanicamente
il perturbante. Fruizioni stenopeiche, deformazioni improvvise,
viraggi cromatici o semplicemente riduzioni “ad arte”
di alcuni elementi di riconoscibilità ottica stravolgono
la narrazione lineare e continua, associabile criticamente
alla prospettiva, introducendo uno iato fruitivo e percettivo
che consente di scardinarne il senso. Su questo gap semantico,
presente tanto nelle espressioni fi gurative del passato
che in quelle contemporanee, si misurano gli interventi raccolti
in questo volume: da osservatori disciplinari diversifi cati,
gli autori offrono spunti di rifl essione che spaziano
dall’uso della prospettiva nell’opera di Duchamp,
alla dimensione immaginativa e percettiva dell’immagine;
dal ruolo che assenza e ombra giocano come elementi attivi
nell’opera di Jorge Oteiza e di Claudio Parmiggiani, all’estetica
della sparizione nella land art contemporanea; dall’idea
di percorso mistico nella luce, per concludersi con un esame
critico sullo statuto delle depravazioni prospettiche e sulla natura
liminale del vuoto nella cultura estremo-orientale.
come centrale sin da epoche remote: il cardine prospettico
e l’esigenza del realismo visivo hanno permeato di sé secoli
di produzione iconografi ca, stabilendo un canone cui l’artista
e, più in generale, colui che rappresenta si è sentito
vicariamente vincolato. Ma l’immagine così costruita
riesce ad assumere, nel complesso arco della storia
della rappresentazione, un particolare signifi cato obliquo
allorquando si pone in una condizione liminare,
in cui non sempre appare chiaramente il suo signifi cato:
scatenando meccanismi associativi, suscitando rimandi
all’altro da sé, essa riesce a condurci in prossimità
di una soglia oltre la quale compare epifanicamente
il perturbante. Fruizioni stenopeiche, deformazioni improvvise,
viraggi cromatici o semplicemente riduzioni “ad arte”
di alcuni elementi di riconoscibilità ottica stravolgono
la narrazione lineare e continua, associabile criticamente
alla prospettiva, introducendo uno iato fruitivo e percettivo
che consente di scardinarne il senso. Su questo gap semantico,
presente tanto nelle espressioni fi gurative del passato
che in quelle contemporanee, si misurano gli interventi raccolti
in questo volume: da osservatori disciplinari diversifi cati,
gli autori offrono spunti di rifl essione che spaziano
dall’uso della prospettiva nell’opera di Duchamp,
alla dimensione immaginativa e percettiva dell’immagine;
dal ruolo che assenza e ombra giocano come elementi attivi
nell’opera di Jorge Oteiza e di Claudio Parmiggiani, all’estetica
della sparizione nella land art contemporanea; dall’idea
di percorso mistico nella luce, per concludersi con un esame
critico sullo statuto delle depravazioni prospettiche e sulla natura
liminale del vuoto nella cultura estremo-orientale.
Tipologia CRIS:
2.2 Prefazione / Postfazione
Keywords:
Rappresentazione dell'architettura; teoria e storia dei metodi di rappresentazione
Elenco autori:
DE ROSA, Agostino
Link alla scheda completa:
Titolo del libro:
RAPPRESENTAZIONI ALLE SOGLIE DEL VUOTO. Estetiche della sparizione