Gli ambiti vegetali delle città venete subiscono pressioni sempre maggiori: stress idrici positivi (precipitazioni intense) e negativi (lunghi periodi di siccità); ondate di calore; vento forte; interazioni critiche (parcheggi e tombinamento sugli apparati radicali); manutenzione inappropriata e costosa. Al contempo i sistemi vegetali sono il più efficace strumento per la mitigazione e l’adattamento al cambiamento climatico, sia come depositi per la fissazione della CO2 (carbon sink), sia come rifugi climatici, in virtù delle loro capacità di raffrescamento, ombreggiatura e di drenaggio delle acque durante le piogge intense. In questo contesto, la riforestazione urbana, più in generale l’incremento massiccio di vegetazione permanente in ambienti urbani, assume un valore strategico, se basata su una corretta progettazione ecologica, sulla scelta accurata delle specie adatte e su sistemi di impianto e gestione in grado di favorire l’esplorazione radicale e la funzionalità del suolo. In terzo luogo gli ambiti vegetali sono un’importantissima rete di benessere psicologico per la cittadinanza, e gli interventi di rimozione sono vissuti in maniera profondamente conflittuale dalla popolazione. Infine, le piantagioni sono una preziosa soluzione per la riduzione degli inquinanti nell’aria, nelle acque superficiali di prima pioggia e nel suolo.
Tutto ciò suggerisce la necessità di un forte investimento tanto pubblico quanto privato nello sviluppo di ambiti vegetali, un bisogno che spesso è in grande contraddizione con le scarsità di risorse manutentive ed economiche necessarie a evitare evoluzioni critiche dei sistemi arborei. Uno strumento essenziale per ovviare a queste gravi difficoltà è lo sviluppo di sistemi forestali in cui gli obiettivi di resilienza siano ottenuti dalla consociazione di specie arboree, arbustive, erbacee, funghi e microbiota del suolo. L’ottimizzazione delle relazioni ecologiche permetterà di ridurre fortemente gli impatti meteorologici critici, rendendo molto più appetibile la realizzazione di rifugi climatici forestali in ambiente urbano.
Il progetto PoCS sviluppa un prototipo modulare di foresta urbana per la neutralità carbonica, la fitodepurazione, la riduzione degli impatti climatici in contesti periurbani di città diffusa. PoCS produrrà pocket climate shelter composti da associazioni di piante di diversa statura e funzione: alberi ad alto fusto, arbusti, erbe e graminacee. Il progetto adotta un approccio basato sulla valorizzazione del microbiota e sulla consociazione di specie per massimizzare gli effetti ecosistemici e abbattere l’utilizzo di fitofarmaci e i costi di gestione. Il prototipo modulare verrà sviluppato in cinque formati standardizzati (XS–S–M–L–XL) con incremento parallelo di dimensione e di complessità al crescere della taglia. Il prototipo verrà testato in ambienti controllati in spazi dedicati, con attività di osservazione e analisi di laboratorio. Gli indicatori per la scelta e la progettazione delle consociazioni saranno: prestazioni ecologiche (sottrazione di CO2; fitodepurazione dei suoli; fissazione degli inquinanti; riduzione della temperatura circostante; ombreggiatura); stabilità microclimatica (resistenza agli stress idrici e termici positivi e negativi); facilità di manutenzione.
Le aree di proprietà pubblica non sono un ambito sufficiente a dare una risposta efficace agli stress climatici e di inquinamento presenti nella Regione, è necessario ipotizzare tecniche di cooperazione
pubblico-private per la transizione verde. Per questo motivo, accanto alla selezione delle specie e al test delle loro interazioni funzionali, è necessario un processo di urban design per supportare le pubbliche amministrazioni che vorranno favorire l’adozione di PoCS in aree private, attraverso forme di finanziamento, defiscalizzazione o altre forme premiali. Il processo, in ascolto verso stakeholder