Data di Pubblicazione:
2023
Abstract:
Il contributo analizza la Foresta Zegna come esito di un complesso progetto paesaggistico e territoriale in cui si intrecciano riforestazione, visione imprenditoriale ed estetica e legislazione. Il caso di Ermenegildo Zegna viene interpretato non solo come episodio di mecenatismo industriale, ma come un’inedita forma di progetto di paesaggio e costruzione territoriale, capace di anticipare paradigmi contemporanei di sostenibilità e narrtiva green.
Attraverso una lettura critica e documentata, lo studio evidenzia come l’azione di Zegna – tra gli anni ’30 e ’40 – si fondi su un approccio integrato e anticipatore, che unisce istanze produttive e sociali a un’idea estetica del territorio, sostenuta da opportunità legislative (come la legge sugli usi civici del 1927) e da riferimenti culturali innovativi (la Bonifica Integrale di Serpieri, i piani regolatori territoriali, la filosofia del giardino).
L’articolo propone una chiave di lettura originale: la Foresta Zegna come “macchina scenica” e paesaggio costruito, dove natura, arte e industria si fondono in un dispositivo dinamico capace di trasformare l’immaginario collettivo e influenzare, fino ad oggi, la cultura del progetto. L’assenza di una pianificazione formale restituisce un progetto in divenire, stratificato, che ridefinisce il concetto stesso di architettura del paesaggio e rende l’imprenditore parte attiva del processo di territorializzazione.
Il rigore metodologico si fonda sull’analisi incrociata di fonti archivistiche, riferimenti normativi, e letture contemporanee del paesaggio. L’impatto della ricerca risiede nella capacità di offrire un modello interpretativo replicabile, utile alla riflessione sull’interazione tra architettura, territorio e visione imprenditoriale.
Attraverso una lettura critica e documentata, lo studio evidenzia come l’azione di Zegna – tra gli anni ’30 e ’40 – si fondi su un approccio integrato e anticipatore, che unisce istanze produttive e sociali a un’idea estetica del territorio, sostenuta da opportunità legislative (come la legge sugli usi civici del 1927) e da riferimenti culturali innovativi (la Bonifica Integrale di Serpieri, i piani regolatori territoriali, la filosofia del giardino).
L’articolo propone una chiave di lettura originale: la Foresta Zegna come “macchina scenica” e paesaggio costruito, dove natura, arte e industria si fondono in un dispositivo dinamico capace di trasformare l’immaginario collettivo e influenzare, fino ad oggi, la cultura del progetto. L’assenza di una pianificazione formale restituisce un progetto in divenire, stratificato, che ridefinisce il concetto stesso di architettura del paesaggio e rende l’imprenditore parte attiva del processo di territorializzazione.
Il rigore metodologico si fonda sull’analisi incrociata di fonti archivistiche, riferimenti normativi, e letture contemporanee del paesaggio. L’impatto della ricerca risiede nella capacità di offrire un modello interpretativo replicabile, utile alla riflessione sull’interazione tra architettura, territorio e visione imprenditoriale.
Tipologia CRIS:
2.1 Contributo in Volume(Capitolo,Saggio)
Keywords:
Montagna, Zegna, Paesaggio, Luogo del Lavoro, Porcinai
Elenco autori:
Zilio, Luca
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Titolo del libro:
Sopra un bosco di chiodi
Pubblicato in: